Eldi Veizaj – Quando dipingo

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Eldi Veizaj – Quando dipingo 2018-01-01T13:45:35+00:00
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Eldi Veizaj – Quando dipingo, dipingo profondo

a cura di Martina Cavallarin
dal 18 Novembre al 22 Dicembre 2015

Dal 18 Novembre al 22 Dicembre 2015 inaugura la prima personale a Milano dell’artista Eldi Veizaj, Quando dipingo, dipingo profondo, che Whitelight Art Gallery, presenta nella sede di via Ventimiglia 1, Milano.

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Testo Mostra – Quando dipingo

Quando dipingo, dipingo profondo è la prima esposizione personale di Eldi Veizaj a Milano.
La mostra è una narrazione intensa e suggestiva che ci parla di una dimensione profonda in cui la fusione di organismi, l’elemento primigenio dell’acqua, il senso di liquefazione e mescolanza ci porta all’origine del mondo, a territori inesplorati, inconsci, abissali. Calibrata attraverso una pratica pittorica dall’impronta personale e da un segno che scompare e riappare tra sedimenti di materia, la gestualità di Eldi Veizaj vive di relazioni complesse risolte con apparente semplicità. La sua opera è un continuum proteiforme che contiene in se una perfetta coincidenza tra ponderabile e imponderabile. Il risultato è un incessante avanzamento senza precisi punti di riferimento, soglia e confine oltre il quale lo spettatore inizia a esperire una più intrinseca immersione in un fenomeno estetico scevro da visioni scientifiche, ma autentico elemento di percezione soggettiva.

Eldi Veizaj: “Nei miei quadri cerco di parlare di un mondo che non conosco, che mi affascina e che osservo da lontano, come un bambino sulla riva del mare. Parlo del mondo del mare, dell’abisso, della profondità dell’acqua, del mondo dei pesci e degli animali marini. M’interessa ciò che si nasconde la dentro. Fare degli acquerelli è una forma di meditazione sul dove i nodi del corpo si sciolgono e la mente fa un tuffo profondo nel corpo dell’abisso; e tutto sta in armonia. Ancora oggi nella profondità degli oceani ci sono migliaia di animali marini sconosciuti. Mi piace inventare con la pittura questi animali marini dalle forme misteriose. Quando compongo gli acquerelli su carta cerco di partorire dei piccoli embrioni che dal profondo dell’oceano stanno per nascere, uno dopo l’altro. Non hanno nomi e non appartengono a nessuna famiglia. In tele di grande formato invece cerco di toccare la profondità dell’abisso provando a sentire senza vedere quello che si muove, che si sta formando. E’ come poggiare la testa sulla pancia di una donna al nono mese di gravidanza. M’interessa inventare il mare, scolpire dei pesci giganti con i pastelli a cera per sentire quanto è liscia la loro pelle, ascoltare in silenzio e a mente libera, senza nessun pensiero che fiorisce intorno.
La mia pittura racconta l’armonia di un mondo “imperfetto” che vive sotto la superficie dell’acqua.

Eldi Veizaj è nato a Fier, Albania, nel 1984. Laureato presso l’Accademia di Belle Arti Bologna nel 2011, dal 2004 vive e lavora a Bologna.

La sua ricerca artistica si muove con l’urgenza di indagare la forma e il segno di soggetti con i quali l’artista stabilisce un forte legame personale e relazionale. Gli strumenti che impiega sono pittura su tela, acquerello su carta, emulsione, grafite, pastello a cera, gomma, per un processo di sparizione della traccia e del segno.
Nella serie dei ritratti, l’artista cerca di dipingere sulla sagoma di un volto il verde che veste l’Albania, sua terra d’origine. Si tratta di ritratti fatti con i modelli, sebbene non è la somiglianza ciò che interessa all’artista, bensì l’energia che i volti trasmettono e raccontano e l’accesso a un nuovo e più variegato vocabolario pittorico e simbolico.
Negli acquerelli l’indagine è rivolta a una forma di meditazione. Le macchie di colore, i piccoli e cangianti organismi che si muovono sulla superficie della tela, sono i medesimi esseri che vivono dentro di noi, presenze vive e reali senza nome e senza appartenenza. Figure di un mondo primigenio, di un universo micro e macro, sono corpi e anime che abitano zone di confine che solo la capacità visionaria e moltiplicativa dell’arte è in grado di narrare.

©Martina Cavallarin

Rassegna Stampa

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