Gianni Moretti, Maria Elisabetta Novello – Au Milieu

//Gianni Moretti, Maria Elisabetta Novello – Au Milieu
Gianni Moretti, Maria Elisabetta Novello – Au Milieu 2018-01-28T20:52:58+00:00

Gianni Moretti e Maria Elisabetta Novello – Au Milieu

a cura di Martina Cavallarin
dal 23 Gennaio al 16 Febbraio 2016

Il 23 Gennaio 2016 Whitelight Art Gallery, in occasione di Arte Fiera 2016, presenta la bipersonale di Gianni Moretti e Maria Elisabetta Novello presso la propria sede di Bologna. Il progetto AU MILIEU, a cura di Martina Cavallarin, sarà inserito nel circuito di Art City White Night. Dal 23 Gennaio al 16 Febbraio 2016

Testo Mostra – Au Milieu

AU MILIEU è un progetto che si snoda tra il piano di lavoro elaborato dal critico, lo studio in cui l’artista elabora il progetto, l’abitazione delle opere stabilito dal curatore e gli artisti, l’ambito spaziale al quale è destinato il lavoro e il rapporto tra opera e fruitore, quindi tra evento d’arte e spettatore. Si tratta di declinazioni che intendono esercitarsi sul concetto di traccia, mappatura, appoggio, percezione, intercessione ed empatia, attenzione e incontro. Il respiro concettuale che affiora dalle opere esposte è l’importanza di ciò che sta “nel mezzo” che in AU MILIEU si concentra sul “coefficiente d’arte”, lo spettatore, che partecipa e si abbandona all’opera aumentandone potenza e significato.
Scrive Gilles Deleuze a proposito dell’interesse di Carmelo Bene per ciò che è un personaggio minore o maggiore: “Il divenire, il movimento, la velocità, il turbine, si trovano in mezzo. L’interessante è in mezzo, ciò che succede nel mezzo (au milieu). Il mezzo non è un media, è invece un eccesso. Le cose crescono nel mezzo. Era questa l’idea di Virginia Woolf. E il mezzo non vuol dire affatto essere nel proprio tempo, essere del proprio tempo, essere storico; al contrario. È ciò per cui i tempi più diversi comunicano “. (1.)

Un’esposizione d’arte contemporanea non rappresenta, attraverso le opere, ciò di cui parla il progetto, bensì attraverso le opere costruisce una nuova realtà architettata attraverso esperimenti, tentativi, fallimenti, elaborazioni di processi creativi che si muovono nello spazio della galleria e percorrono il tempo dell’esposizione e il tempo d’incontro tra spettatore e opera. In questo senso AU MILIEU agisce, muovendosi nel territorio di mezzo, nell’intermezzo messo in scena dalle installazioni in mostra, nel tentativo di sviluppare un luogo d’incontro in cui mettere in discussione le regole del gioco.

La mostra presenta un’opera a tiratura limitata creata a tre teste e quattro mani, ovvero pensata dal critico e dagli artisti e realizzata concretamente dai due artisti, per una pratica olistica e di investigazione prevista e auspicabile nell’arte contemporanea, che prende vita dalla verbalizzazione per esplicarsi nella visualizzazione. La scatola, di formato A5 edita in 30 copie, contiene una citazione di Gilles Deleuze dalla quale Martina Cavallarin ha preso spunto per strutturare il progetto e due interventi, realizzati da Gianni Moretti e Maria Elisabetta Novello, espressioni della processualità delle opere in mostra.
Nello spazio espositivo le due installazioni a dimensioni ambientali, si snodano con andamento geometrico, da soffitto a pavimento: un percorso verticale teso al vuoto nel caso di Moretti e orizzontale teso al pieno nel caso di Novello. Partendo da ciò che sta nel mezzo, nell’intervallo tra le cose, Maria Elisabetta Novello svolge una ricerca, che si attiva dallo studio del libro Specie di spazi di George Perec, ricreando una mappatura che niente delinea e raffigura, un rettangolo pieno che intercetta la regione del dubbio, le coordinate dell’incerto, la presenza dell’effimero. La densa polvere a pavimento le cui scritte sul confine rimandano immediatamente alla bianca mappa del mare usata per la caccia allo snark nel poemetto umoristico di Lewis Carrol, crea una zona da attraversare o rispettare, un luogo di astrazione e di presenza, un territorio in cui apparizione e sparizione si alternano senza soluzione di continuità. In opposta direzione ma teso allo studio del medesimo processo di AU MILIEU, Gianni Moretti edifica una struttura verticale che riprende l’antica cinta muraria della città di Bologna. Si tratta di una pelle fragile e inconsistente, una seconda stanza che lavora su una topografia geografica reale mediante la quale l’artista mette in discussione tutte le frontiere e i confini del mondo per una ricerca rivolta allo stato delle cose, ai loro cambiamenti, al concetto di protezione che si scontra inevitabilmente con la chiusura, l’esclusione, la delimitazione. Lo spettatore si avvicina all’opera allertando un sistema di sensori che fanno suonare centinaia di campanelli che abitano asserragliati la struttura precaria di nylon e legno.
Sulle pareti della galleria una serie di disegni realizzati con la cenere da Novello sviluppano il suo discorso di Specie di spazi. Le carte d’oro di Moretti sono organismi saturi di scritte e materia, supporti fragili e densi che cadenzano il ritmo del respiro della struttura verticale.
AU MILIEU tende a tracciare una nuova e più adeguata narrativa della società contemporanea, organismo senza soluzione di continuità e in stato di complessa mutazione nel quale anche chi attiva un piano ideativo, il critico e chi lo dispone nello spazio, il curatore e gli artisti, e chi lo rivela ovvero l’opera, è disposto dallo spettatore: il paradigma è nella direzione di una nuova legislazione del modo d’intendere la società e le forme di aggregazione e interazione che vi circolano e delle quali l’arte rappresenta l’elemento cardine atto al dialogo, al confronto, alla condivisione partecipata che va dall’individuo alla collettività.

1. Carmelo Bene, Gilles Deleuze, Sovrapposizioni. Quodlibet, 2002, p. 92.

© Martina Cavallarin

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