ZED1 – Second Skin Project

//ZED1 – Second Skin Project
ZED1 – Second Skin Project 2018-03-13T13:58:39+00:00

ZED1 – Second Skin Project

a cura di Giorgia Sarti
dal 24 Gennaio al 28 Febbraio 2015

Spazio San Giorgio arte contemporanea, in occasione di ArteFiera 2015, presenta lo street artist ZED1 con il progetto SECOND SKIN, un’opera realizzata su una speciale carta staccabile, un’opera sull’opera, che durante la performance di sabato 24 gennaio alle ore 21.00 verrà “strappata” dall’artista e dal pubblico per lasciare spazio alla seconda dipinta su un pannello di 10 m x 2 m.

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Testo Mostra – Decentrato

Second Skin” presenta doppi strati di disegno, doppi strati di pittura, doppi strati di carta, solo l’interazione del fruitore, del passante, o lo scorrere del tempo potranno rivelarci questo profondo scavare in superficie. Un’erosione dell’immagine introspettiva.
Una mutazione che filtra attraverso la caducità della materia. Perché tutto può cambiare.
Strappi una pagina ed ecco un’altra vita, ecco un’altra illustrazione.
Depura, sbuccia, scarta, spoglia l’immagine per regalarcene le interiora, lo scheletro, la struttura portante, il tuorlo.

I personaggi dello street artist Marco Burresi, in arte Zed1 popolano già da tempo molte zone italiane dal Nord a sud, interventi pubblici, su pareti di muri che ci appaiono come pagine di un libro illustrato. Disincantati. Si perché l’immaginario seppur fantastico rimane critico, vagheggia fluttuante con una cinica rilettura di temi che scuotono profondamente l’animo umano. Dal cambiamento, alla speculazione, alla solitudine, al tempo, alla monetizzazione di esso, al potere, al sesso, all’infanzia.
Una metamorfosi delicata, i personaggi vivono nell’aria, in un mondo di carta e vetro raffinato. Anche se la distinzione tra fiaba e favola é ormai nota, il lavoro di Zed1 può affermarsi come uno scivolare tra i confini di questi due generi, la favola é quel racconto magico che ha solitamente come protagonisti animali come accade nelle favole di Fedro, di Esopo, di La Fontaine ed un preciso scopo di educazione morale, ovvero ci sono i buoni e ci sono i cattivi, a quelli scorretti é garantita solitamente una punizione finale. La fiaba al contrario non si dimostra da subito esplicita, ma lascia aperta una riflessione critica, lascia che sia l’ascoltatore a decidere da quale parte schierarsi.
Le opere di Zed1 nascono favole ma agiscono sicuramente come fiabe urbane.
Il mondo illustrato dell’artista attraverso la moltitudine di graffiti drawing mantiene un tratto raffinato, una linea elegante che si srotola come una narrazione magica, talvolta perturbante, tra animali, elfi, clown, burattini, al limite, folli, outsiders, freaks, eccentrici, equilibristi.
Instabili vaganti. Sinceramente precari. Teatranti.
Nonostante la tecnica spray, la bravura dell’artista porta le nuances utilizzate a campiture compatte quasi pastello sospese in un colore che può essere solo immaginato.
La serena gamma cromatica sembra collidere con la stridente anima sordida dei protagonisti, ed é questa la chiave di forza, che apra la soffitta dell’immaginario libresco di Zed1.
Rotondità volanti che riecheggiano in romanticismi melanconici della donna cannone sognata da DeGregori, burrosità in volti tondeggianti e cosmici, solitari e sensibili. Ricordi quasi boteriani.
Poi i corpi scivolano in curve, tra schiene e addomi, volumi di ovatta che si chiudono in piedi sopraffini, come antenne, in grado di vibrarsi lirici e affusolati. Sono vuoti pieni. Vuoti a perdere. Hanno inglobato il possibile, and finally full. Troppo vuoto. Che sia un allarme? L’eccesso deve essere scavato.
Ma i soggetti restano in punta di piedi sul nulla. In caduta libera.
Per concepire l’altezza di quelle cadute, non ci resta che immaginare.
E poi ci sono gli sguardi, asserrandati, consapevoli di non essere mai lì dove si posa l’occhio di chi osserva, ma altrove, lontano. Sparati in aria da chissà quale cannone.
Sguardi attoniti tra la presa di coscienza e l’abbandono. Ambigui e di minor ingombro rispetto ai volti che li contengono.
Piedi fasciati in calzature dalle snellezze medievali, gli esserini dell’artista sono raccontastorie perduti. Lussuriosi o opulescenti? Sono menestrelli attenti al dettaglio, quasi dal sapore lontano di un gotico internazionale, fiabesco non a caso. Minuzioso, puntiglioso.
Dalle miniature di un racconto silenzioso, i personaggi come bolle di sapone e ceramica si ingrandiscono e si impadroniscono di grandi dimensioni e spazi pubblici.
Zed1 gioca in una teatralità mascherata, un tableau vivant che sussurra: “datemi una maschera e sarò sincero.”  Ma ci sarà un tempo anche per spogliarsi delle foglie di un autunno di apparenze.
Zed1 pensa tramite il disegno che rende macro, in versione ambientale, dal taccuino al muro, la sua poliedricità é messa in evidenza come quando la dimostra passando dalla grafica, alla tela al Wall painting.
Il disegno come arma per agire sulla pelle del mondo, profondamente, in superficie.
Quella pelle che diventa un vero e proprio modus operandi.

a cura di Giorgia Sarti

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