Opiemme a Roma “di Parole faccio Arte” – Mostra personale di Opiemme

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Dal 2 marzo 2018  presso Clubhouse Barberini il nuovo spazio a Roma di Copernico, Whitelight Art Gallery è aperta la mostra personale di Opiemme, artista italiano che si è distinto negli anni per aver unito la poesia all’arte pubblica, e per aver spinto il movimento della poesia di strada italiana verso nuovi orizzonti.

 All’interno di un progetto artistico dedicato alla parola in arte visiva che coinvolge tre artisti quali Giorgio Milani, Sabrina D’Alessandro e Opiemme, il lavoro di quest’ultimo trova stimoli nell’ambiente pubblico, alla ricerca di occhi che leggano, in un’interazione con chiunque voglia completare l’opera attraverso la propria lettura.

Un intendimento espresso fin dai suoi primi passi, quello di svecchiare la poesia e avvicinarla alle persone, che si concretizzerà a partire dal 2013 nel progetto “Un viaggio di pittura e poesia”, come manifesto della sua ricerca nella quale Opiemme realizza numerosi murales, con calligrammi e citazioni dedicate a diversi autori in molti paesi, fra cui  Argentina e Uruguay.

Fra arte pubblica, installazioni luminose, pitture murali, performance collettive e liberi interventi di “street art”, Opiemme crea una “nuova sfera” per la poesia, in un tentativo estetico di fusione fra significato e segno, fra parole e colori.

Un suo murale a Gdansk (Polonia) celebra il premio Nobel per la letteratura nel 1996, Wislawa Szymborska, con un dipinto di 10 piani, riconosciuto dall’omonima fondazione dedicata alla poetessa con sede a Cracovia.

Lo sforzo artistico sembra essere rivolto alla partecipazione, alla lettura, alla riflessione, sebbene si parli di un’arte, quella poetica, quasi relegata ai margini in una società che vive di immagini e sincopati tempi comunicativi.

I lavori presentati negli spazi di Whitelight Art Gallery – Clubhouse Barberini a Roma fanno parte della serie di opere su cartine geografiche, o nautiche, e su collage di quotidiani d’epoca, e sono compresi in un periodo che va dal 2014 al 2017. Le opere riflettono la cifra stilistica di Opiemme che compone letterform con l’utilizzo di lettere e calligrammi ispirati a grandi poeti, come nel caso di Arrigo Boito, i cui versi di Dualismo (1903, “Son luce ed ombra, angelica farfalla o verme immondo […]”), attraverso un’articolata trama di lettere, compongono quegli stencil che l’artista dipinge con spray e altre tecniche pittoriche.

Fra le opere in mostra, molte affondano le proprie origini in una ricerca iniziata nel 2014 dall’artista: la serie Vortex. A partire da un personale interesse dell’artista per l’astronomia, questa trae ispirazione dal libro L’alfabeto scende dalle stelle. Sull’origine della scrittura di Giuseppe Sermonti, nel quale si sostiene che l’alfabeto non sarebbe altro che un’immagine derivata dalle forme delle costellazioni. Si tratta di opere con tecniche e supporti differenti: dal dripping su tela o su tavola, all’utilizzo di antiche carte nautiche e di quotidiani d’epoca.

Si medita sui corpi celesti e sulla materia stellare nell’ancestrale attrazione dell’uomo per il cielo, sulla microscopica importanza che l’uomo ricopre rispetto all’infinità dello spazio e del tempo di questo Universo.

Il cielo è un muro intonacato che aspetta di essere effigiato con segni primordiali, lettere vaganti che cadono come squame da un cerchio nero (o bianco) che può essere una luna nuova o un sole all’aurora. O un buco nero. In principio era verbum”. Così si espresse su Vortex il professor Giuseppe Sermonti, dell’Osaka Group of Dynamic Structuralism.

Skyarte nel 2014 si chiedeva riferendosi al murale di Gdansk: “Esiste una correlazione tra la scrittura e le forme e formule che regolano l’universo? L’immagine delicata di un alfabeto che cade direttamente dal cielo, come sublime polvere di stelle, sembra indurre una risposta fascinosamente positiva.

Oltre alla serie Vortex, a Roma sarà esposta una selezione di cartine geografiche e collage di giornali d’epoca, quali “La storia è migrante”.

In quest’opera  i confini degli Stati, agli albori della Prima Guerra Mondiale, sono tracciati a spray, come una bruciatura, su un collage delle pagine de “Il  Giornale dell’Emilia” dal 1907 al 1920, in cui i titoli preannunciavano tutt’altro che il possibile inizio di una guerra.

Su quel tempo immobile, immortalato in confini e fatti quotidiani, con una scritta in bassorilievo in un carattere razionalista, sembra che l’artista voglia sussurrarci “La storia è migrante, sempre lo è stata e sempre lo sarà”.

Fissando le cartine vedo forme e ricordi” – commenta Opiemme – “Mi piace leggerle. Orientarmi senza device…Perdermi nella pareidolia, nelle forme che i loro contorni accennano e suggeriscono”. L’artista ritorna all’uso delle carte geografiche cartacee, in un mondo digitale, come recupero della memoria di luoghi su cui inserisce parole che formano frasi e forme dalle molteplici letture. “I miei disegni nuotano in questo. E assumono valori che conosco ancora. Così come le parole di una poesia possono assumere significati diversi a seconda delle emozioni e delle esperienze di chi le legge.

2018-03-13T13:28:22+00:00 13 marzo 2018|Artisti Whitelight, di Parole faccio Arte|